Perché fare teatro al liceo?

di Gaia Vimercati
di Gaia Vimercati


Sembrerebbe una domanda scontata, ma giova ripeterlo: il teatro piace, diverte e “fa bene” alla scuola. Con questa convinzione che unisce docenti, studenti e operatori, Chiamateci Sik-Sik  dà avvio a un percorso esplorativo attraverso le scuole di Milano e provincia, dando voce ai diretti interessati. Cari studenti, cari docenti, volete dire la vostra? Volete farci conoscere la vostra scuola e il vostro laboratorio teatrale? Scriveteci a questo indirizzo :scuole@teatrofrancoparenti.it

Si parte oggi con il Liceo E. Majorana di Desio (MB): qui, dal 2002 Francesca Contini, attrice e regista, guida ogni anno il laboratorio teatrale, affiancata da Mattia Pozzi, diplomato presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Gaia Vimercati li ha intervistati per noi, buona lettura! 

 

Perché fare teatro al liceo?

Francesca: Credo che il senso profondo del mio lavoro con i ragazzi stia nel creare tramite il teatro i luoghi e le occasioni per scoprirsi ed esprimersi. A teatro nessuno dà un voto, non c’è un giudizio dall’alto. Il fine del teatro è aprire nuove possibilità di espressione su di sé e sugli altri, è sentirsi parte di un progetto che parte dal basso, dove non si parte dai testi ma dal vissuto dei ragazzi… Sicuramente fare teatro è un’ottima opportunità per loro, ma per noi lo è ancora di più, perché ci permette di restare in contatto con la Vita. Per me è bellissimo, ora, condurre questo seminario con Mattia, mio ex allievo. L’esperienza teatrale è questo: è passaggio di consegna, e anche quando non lo è, resta esperienza fondamentale di condivisione di sé.

Mattia: prima da allievo e poi da formatore, per me teatro a scuola vuol dire comunità, accoglienza. È quell’esperienza di vita fondamentale che ti fa fare scarti umani necessari. È scoprire, indagare senza avere preoccupazione di dove arrivare. È creare oltre e creare altro, immaginare: è la nostra salvezza personale!

IMG_4051E se vi dico Teatro Franco Parenti?

Mattia: portiamo spesso i ragazzi a teatro, e il Parenti è un nostro punto di riferimento. Un grande merito del TFP è quello di saper coniugare tradizione e linguaggi contemporanei. Per questo abbiamo apprezzato molto le ultime stagioni del teatro, e in particolare gli appuntamenti sull’Amleto, tra i quali abbiamo gradito soprattutto quello di Nekrosius. Assolutamente da menzionare è Chiara Guidi, sia con Buchettino che Flatlandia, entrambi davvero meritevoli per forma e contenuti. Da parte nostra noi facciamo di tutto per portare i ragazzi in serale. Andare a teatro è sempre assunzione di una responsabilità civile, presa di coscienza di fronte ad attori e spettatori, mai obbligo scolastico.

Il prossimo spettacolo?

Francesca: Sicuramente Carlo Cecchi, un mostro del teatro, ne Il lavoro di vivere di Andreè di Ruth Shammah.

In che relazione stanno scuola e teatro oggi, secondo voi?

Francesca: Soprattutto di recente, la scuola tende ad avvicinarsi al teatro, e questo è molto bello. Ma se fossero gli attori ad avvicinarsi alle scuole? Il cosiddetto patto-teatro scuole spesso non tiene conto dei reali interessi dei ragazzi. La scuola rimane indietro rispetto ai nuovi linguaggi e perde il contatto con il presente perché concentrata sul passato. Per questo un teatro aperto ai linguaggi contemporanei come il Teatro Parenti è l’anello di congiunzione, la chiave di volta, per un mutamento di attitudine individuale e sociale. Uno come Danio Manfredini, ad esempio, benché impegnativo, piace molto ai ragazzi perché ha un linguaggio poetico, emotivo, che arriva a tutti. L’emozione trascende le generazioni e i ragazzi hanno bisogno di nuovi linguaggi per disaffezionarsi dagli stereotipi, a partire dal teatro.

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L’ultima domanda va ai ragazzi: che senso ha per voi fare teatro al liceo?

Giuditta: la letteratura senza teatro è vuota!

Fabiano: fare teatro ha cambiato me e il mio modo di vedere uno spettacolo. Ora ho una visione più ampia di tutto ciò che accade sul palco. Non bado più solo alla voce di un attore, ma anche a come usa il corpo, a come si muove.

Anna Chiara: Il teatro per me è creazione e condivisione. A teatro il corpo diventa punto di partenza e di arrivo per idee e sensazioni. Ora a teatro faccio tutto ciò che non faccio a scuola… Teatro per me è l’unico posto in cui posso camminare senza scarpe.

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