Another side of Bob Dylan

di Livio Giuliano
di Livio Giuliano

A fronte del successo di un album come Highway 61 Revisited, la cosiddetta ‘svolta elettrica’ di Bob Dylan aveva bisogno di una scottante inaugurazione, di un evento epocale che la potesse definitivamente sancire: la storia, come spesso accade, viene scritta a posteriori e tra i tanti aneddotti bizzarri che riguardano la vita e l’opera di Bob Dylan (molti dei quali inventati dallo stesso), il concerto del 25 luglio 1965 al Newport Folk Festival apparve il più adatto a simboleggiare la virata stilistica del menestrello del folk. A dire il vero, a quella data, Dylan aveva già da tempo imbracciato la chitarra elettrica, dopodiché non smise di certo di eseguire i suoi più grandi successi dei primi di anni di attività.

Bob_Dylan_-_Highway_61_Revisited

Solo coloro che assistettero al concerto di Newport possono dire realmente ciò che accadde quando, imbastita una band all’ultimo momento, Dylan gracchiò al microfono un’acida Maggie’s farm e un’irriverente Like a rolling stone. Le monografie e le pellicole che raccontano la storia dell’autore amano sentire tra gli schiamazzi del pubblico – probabilmente dettati dall’insofferenza verso una pessima amplificazione – un boato di dissenso contro un atto di tradimento che il cantautore commise a scapito della musica folk, dell’attivismo politico e della canzone di protesta di cui Dylan era oramai uno degli autori più riconosciuti (tuttavia non il più grande). L’encore più folk (Dylan solo con chitarra acustica e armonica) che succedette ai due pezzi elettrici suonerebbe a questi storici più come un definitivo commiato verso il genere che avrebbe abbondanato, non di certo come una sconfitta nei confronti di un pubblico deluso che reclamava pezzi come Blowin’ in the wind e The times are a-changin’.

 Bob Dylan plays a Fender Stratocaster electric guitar in 1965

Highway 61 Revisited è stato il cuore di una lezione tenuta il 16 ottobre al Teatro Franco Parenti da Ernesto Assante e Gino Castaldo. I due critici musicali, noti per l’attività svolta presso La Repubblica e in varie trasmissioni radiofoniche (da ricordare RaiStereoNotte e Playlist su Radio Capital), nella prima di una serie di Lezioni di Rock hanno illustrato la carriera dell’eclettico musicista del Greenwich Village dalle origini fino all’atto di svolta di cui sopra, concedendo alla platea la narrazione della sua storia nei modi di una cronaca coinvolgente ed entusiasmante, dove i fatti del Newport Folk Festival acquisiscono il peso del cambiamento epocale: dall’attivismo politico allo starsystem, sino alla conversione cristiana e ai successi della vecchiaia, piace vedere la storia di Bob Dylan come la cronaca di un audace poeta, di un ribelle camaleontico e irriverente i cui versi pungenti e talvolta efferati sono incisi immortali nella storia del rock.

«Because something is happening here but you don’t know what it is. Do you, Mister Jones?». I versi di Ballad of a Thin Man scatenano ancora domande sul reale senso dell’opera di Bob Dylan: sebbene appaia difficile far tornare i conti sulle intensioni e il significato di un lavoro tanto variegato e complesso, ciò che appare indiscutibile è l’imperitura tendenza del più noto cantautore americano ad esibire una personalità controversa e impenetrabile.

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I PROSSIMI APPUNTAMENTI CON LEZIONI DI ROCK

06.11 The Beatles – Abbey Road

22.01 The Who – Who’s next

19.02 Led Zeppelin IV

12.03 Bruce Springsteen – Born in the USA

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