«Se il teatro non va all’Università, l’Università va a teatro»

di Alessandra Goggio
di Alessandra Goggio

Il 18 e il 19 giugno alle 21.00, al Teatro Franco Parenti, il Laboratorio sui mestieri del Teatro della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, in collaborazione con il Centro Teatro Attivo (CTA) di Milano, presentano Brecht Frammenti: lo spettacolo, ispirato a Terrore e miseria del terzo Reich di Bertolt Brecht, è interpretato dagli allievi attori del CTA, che si muovono sulla scena grazie al contributo del regista Fabio Cherstich. Abbiamo intervistato la professoressa Valentina Garavaglia, docente del Laboratorio e coordinatrice del progetto.

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 Dove e come è nata l’idea di questo laboratorio?

 L’Università del terzo millennio si propone il compito di formare gli studenti alternando lezioni frontali ad esperienze pratiche: la IULM, che ha una vocazione molto forte alla duplice tendenza del “sapere” e “saper fare”, offre agli studenti la possibilità di frequentare molti laboratori. Fra questi, è nato, in seno alle Facoltà di comunicazione e Arti, turismo e mercati il “Laboratorio sui mestieri del teatro” che si occupa di affrontare la realizzazione di uno spettacolo dal vivo dal punto di vista della pratica registica. Tutti i codici che concorrono alla realizzazione di una messinscena sono trattati a lezione in vista di una loro successiva applicazione. L’applicazione pratica nel mondo del teatro è sempre difficile: il teatro è una macchina produttiva estremamente complessa, l’80% del suo farsi è ancora legato all’artigianato ed è quindi necessario uscire dalle aule universitarie per realizzarlo. Da qui è nata l’idea di portare l’università in teatro, coinvolgendo un’istituzione stabile come il Teatro Franco Parenti, e una accademia di formazione per attori come il Centro Teatro Attivo. La buona pratica che sottende questo lavoro, consiste nel creare un triangolo virtuoso all’interno del quale ogni istituzione concorra alla realizzazione di un progetto comune: il teatro formativo e le sue ricadute nella società. Grazie al contributo del Teatro Parenti, che ha messo a disposizione uno dei suoi registi, Fabio Cherstich, come coordinatore della messinscena, facciamo tutti parte di un reale progetto di formazione che a partire da studenti universitari e giovani attori, trova un riscontro concreto nel debutto sulla scena. Il bello e il difficile di questo sistema è che la formazione è portata all’estremo: è tutto centrato su allievi e questo rende la sfida complicata, ma anche molto stimolante. Mi piace, inoltre, sottolineare la generosità di istituzioni come il Parenti, la IULM, il C.T.A., nell’aprire le porte ai giovani al di là di mille discorsi retorici sul bisogno di fare cultura: questa è un’esperienza che nasce dalla relazione fra persone che hanno ancora voglia di mettersi in gioco, con semplicità, per il bene comune della società.

L’unione di “sapere” e “fare” è rara all’interno del panorama accademico italiano: in che modo l’università può superare questa frattura?

L’università deve indiscutibilmente fornire gli strumenti del sapere. I ragazzi devono uscire dalla logica di chiedere all’Università il fare: finché non sai, non puoi fare. Ci sono delle materie, come ad esempio il teatro, che hanno una piattaforma culturale vastissima sulla quale si deve basare la pratica: non esiste spettacolo senza testo, senza cultura teatrale, senza letteratura, senza lezioni in senso stretto. La cosa più difficile da insegnare è che i libri e la teoria hanno un grande valore e che si può arrivare alla pratica soltanto dopo aver sedimentato la teoria. Nel nostro caso stiamo cercando di dare una grande importanza a quello che è il sapere e poi dare gli strumenti per il saper fare.

Perché avete scelto Terrore e miseria del terzo Reich di Brecht?

Prima di tutto per un motivo pratico: Terrore e miseria nel terzo Reich ha una drammaturgia che procede per quadri e dal punto di vista didattico è molto funzionale. Si tratta di una materia forte che consente ai ragazzi di riflettere sul testo alla luce degli insegnamenti di un grande maestro come Brecht che parla di guerra, oppressione, uomo in genere, tematiche esistenziali molto contemporanee. Abbiamo preso questo testo a pretesto per parlare di un oggi che porta ancora molti segni del passato in termine di spunto di riflessione per il futuro.

Come hanno lavorato gli studenti sul testo?

Gli studenti della IULM hanno prima affrontato la parte teorica del corso in università, e successivamente si sono dedicati a una lettura finalizzata alla messa in scena proponendo, con l’aiuto di Fabio Cherstich, le loro idee per la regia ai giovani attori del Centro Teatro Attivo. Ci sono state anche alcune tappe al Teatro Franco Parenti per lavorare negli spazi e con i mezzi propri del teatro. Grazie alle conoscenze apprese all’Università, gli studenti si stanno inoltre occupando di tutto ciò che è la promozione dello spettacolo, in particolar modo sul fronte dei social network, dando così vita all’evento quotidianamente. È importante che gli spettatori vadano a vedere Brecht frammenti con l’atteggiamento di chi si avvicina a qualcosa di ‘non’ definitivo: questo è un progetto di formazione e in formazione e il fatto che nella messa in scena prevalga la dimensione del work in progress è più importante della riuscita dello spettacolo in sé e per sé.

18-19 giugno ore 21 @ Teatro Franco Parenti

Il Laboratorio sui Mestieri del Teatro della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM

in collaborazione con

Il Centro Teatro Attivo di Milano

presentano

BRECHT FRAMMENTI

progetto a cura di Valentina Garavaglia

coordinamento di Fabio Cherstich

Informazioni e prenotazioni: 02.59995206

Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14, 20136 Milano

www.teatrofrancoparenti.it

 

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