Il professor Coccia, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare le merci

Cronaca di un caffè filosofico 

A cura di Erica Belluzzi e Ginevra Isolabella della Croce
A cura di Erica Belluzzi e  Ginevra Isolabella 

 

Non siamo riusciti a resistere: considerata la cogenza delle questioni sollevate durante il primo caffè filosofico del ciclo «Di-pendenza-da», guidato da Emanuele Coccia, la calorosa partecipazione del pubblico e la bellezza mozzafiato degli ambienti della Piscina Caimi, ecco – in esclusiva per voi – un racconto per immagini del  primo caffè filosofico del ciclo Di-pendenza-da, organizzato lo scorso 15 maggio…

FOTO 1 TOTALE

Emanuele Coccia, docente di Filosofia presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, esordiva con Spinoza: [gli uomini] di solito, per amore dei beni incerti della fortuna (che desiderano senza alcuna moderazione), oscillano miseramente tra la speranza e il timore: così il loro animo è, quasi sempre, totalmente incline a credere qualunque cosa.

Emanuele Coccia
Emanuele Coccia

Sulla via della morale, il dibattito è passato dalla filosofia alla pubblicità: sin dalle prime epigrafi murali raffiguranti icone e divinità, i muri delle città sono stati i più efficaci portavoce dei loro abitanti. Se nella Roma traianea venivano esaltate truculente vittorie belliche, oggi la guerra si combatte tra la patatina più di tendenza e quella che fa dimagrire.

Cosa penserebbe un archeologo del futuro trovando, fra le rovine delle nostre città, strati e strati di cose e loro riproduzioni?

Il nostro rapporto al mondo – ha osservato Coccia – è sempre mediato, mai im-mediato: dai vestiti che si frappongono fra me e l’altro, all’anello che suggella l’unione fra due innamorati.

Una domanda sorge spontanea: perché oggi la morale parla di cose?  

Lungi dall’essere un interrogativo di mera speculazione accademica, si tratta di un problema (dal greco πρόβλημα: qualcosa che colpisce, che viene addosso) che riguarda tutti.                                                                                                                                                                                                                                                        

Ecco che allora in molti si facevano avanti intorno alla difficile questione, da filosofi del calibro di Alessandro Ghisalberti a studenti e curiosi d’ogni sorta:

Stefano Marchesoni, docente di Storia della filosofia e del pensiero scientifico all'Università di Trento
Stefano Marchesoni, docente di Storia della filosofia e del pensiero scientifico all’Università di Trento

«Come testimoniano gli innumerevoli slogan in cui, volenti o nolenti, incappiamo quotidianamente, la pubblicità ha assunto sempre più la funzione di medium a scapito del messaggio»

Fulvio Carmagnola, docente di Estetica presso l'Università di Milano Bicocca
Fulvio Carmagnola, docente di Estetica presso l’Università Bicocca

«Abbiamo perso per strada Spinoza e la morale: stiamo parlando della mera materia come del Bene?»

Sì, «Consumo non è necessariamente consumismo –rispondeva Coccia – si deve poter godere di beni che, se pure materiali, sono portatori di un valore; rischia di essere moralista chi ci condanna a suon di capitalista! »

Il sole era ormai calato e l’incontro doveva lasciare lo spazio alla vita notturna del Teatro, in procinto di iniziare; ma ancora non si trovava risposta unanime.

Com’è possibile, proprio oggi, a fronte di una realtà così frastagliata di messaggi molteplici e diversificati fra loro, prendere un’unica via, trovare quell’essenza, quella verità che si è tanto andati cercando?

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 … Ai posteri l’ardua sentenza!

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PROSSIMO APPUNTAMENTO:

Venerdì 23 maggio, ore 18.30 @ Teatro Franco Parenti 

Caffè filosofico

MATTEO BONAZZI

Filosofo, Università degli Studi di Milano-Bicocca

DA CHE COSA DIPENDE UN SOGGETTO? – organizzata in collaborazione con Orbis Tertius

 

Progetto Cittadella Luna con il sostegno di Fondazione Cariplo

Biglietto unico: 3 

Informazioni e prenotazioni: www.teatrofrancoparenti.it – 02.59995206

 

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