Cronaca di un caffè filosofico

Non siamo riusciti a resistere: considerata la cogenza delle questioni sollevate durante il primo caffè filosofico del ciclo «Di-pendenza-da», guidato da Emanuele Coccia, la calorosa partecipazione del pubblico e la bellezza mozzafiato degli ambienti della Piscina Caimi, ecco – in esclusiva per voi – un racconto per immagini del primo caffè filosofico del ciclo Di-pendenza-da, organizzato lo scorso 15 maggio…
Emanuele Coccia, docente di Filosofia presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, esordiva con Spinoza: [gli uomini] di solito, per amore dei beni incerti della fortuna (che desiderano senza alcuna moderazione), oscillano miseramente tra la speranza e il timore: così il loro animo è, quasi sempre, totalmente incline a credere qualunque cosa.

Sulla via della morale, il dibattito è passato dalla filosofia alla pubblicità: sin dalle prime epigrafi murali raffiguranti icone e divinità, i muri delle città sono stati i più efficaci portavoce dei loro abitanti. Se nella Roma traianea venivano esaltate truculente vittorie belliche, oggi la guerra si combatte tra la patatina più di tendenza e quella che fa dimagrire.
Cosa penserebbe un archeologo del futuro trovando, fra le rovine delle nostre città, strati e strati di cose e loro riproduzioni?
Il nostro rapporto al mondo – ha osservato Coccia – è sempre mediato, mai im-mediato: dai vestiti che si frappongono fra me e l’altro, all’anello che suggella l’unione fra due innamorati.
Una domanda sorge spontanea: perché oggi la morale parla di cose?
Lungi dall’essere un interrogativo di mera speculazione accademica, si tratta di un problema (dal greco πρόβλημα: qualcosa che colpisce, che viene addosso) che riguarda tutti.
Ecco che allora in molti si facevano avanti intorno alla difficile questione, da filosofi del calibro di Alessandro Ghisalberti a studenti e curiosi d’ogni sorta:

«Come testimoniano gli innumerevoli slogan in cui, volenti o nolenti, incappiamo quotidianamente, la pubblicità ha assunto sempre più la funzione di medium a scapito del messaggio»

«Abbiamo perso per strada Spinoza e la morale: stiamo parlando della mera materia come del Bene?»
Sì, «Consumo non è necessariamente consumismo –rispondeva Coccia – si deve poter godere di beni che, se pure materiali, sono portatori di un valore; rischia di essere moralista chi ci condanna a suon di capitalista! »
Il sole era ormai calato e l’incontro doveva lasciare lo spazio alla vita notturna del Teatro, in procinto di iniziare; ma ancora non si trovava risposta unanime.
Com’è possibile, proprio oggi, a fronte di una realtà così frastagliata di messaggi molteplici e diversificati fra loro, prendere un’unica via, trovare quell’essenza, quella verità che si è tanto andati cercando?
… Ai posteri l’ardua sentenza!
PROSSIMO APPUNTAMENTO:
Venerdì 23 maggio, ore 18.30 @ Teatro Franco Parenti
Caffè filosofico
MATTEO BONAZZI
Filosofo, Università degli Studi di Milano-Bicocca
DA CHE COSA DIPENDE UN SOGGETTO? – organizzata in collaborazione con Orbis Tertius
Progetto Cittadella Luna con il sostegno di Fondazione Cariplo
Biglietto unico: 3 €
Informazioni e prenotazioni: www.teatrofrancoparenti.it – 02.59995206
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