Intervista a Oliviero Ponte di Pino: la replica di Anna Maria Monteverdi

Riceviamo e pubblichiamo la replica di Anna Maria Monteverdi, docente di Storia dello spettacolo all’Accademia Albertina di Torino, in riferimento all’intervista a Oliviero Ponte di Pino da noi pubblicata in data 15 aprile 2014.

Leggo, nell’intervista al sig. Ponte di Pino, l’assoluta leggerezza con cui si minimizza la mia partecipazione alla rivista ateatro. La mia presenza non è stata da semplice collaboratrice ma da cofondatrice, come si legge dal saggio ospitato su “Teatro e Storia”. Nessuno vuole attribuirsi meriti non propri, ma non è corretto svalutare a tal punto la mia attività di lungo corso per il magazine. Non credo di andare molto lontano dal vero affermando che è anche in virtù della storia di ateatro e dell’importante lavoro comune mio e di Ponte di Pino se oggi quel magazine ha grande credibilità (e diciamolo, anche spendibilità) presso pubblico, Università e/o fondazioni bancarie. Chiunque abbia seguito la rivista sa che il patrimonio di ateatro è stato creato grazie alla rete di contatti, collaboratori, allievi e maestri che hanno donato testi per l’amicizia profonda che li legava a me e a Oliviero. Vedere letto oggi, questo lavoro comune, di scrittura e di curatela, fatto a quattro mani in dodici anni, come frutto dello sforzo di un singolo intellettuale fa sorridere; a quale pro attribuirsi una falsa paternità? Inserisco qua un commento della regista Matilde De Feo in mia difesa, che ben sottolinea come spesso dietro certe azioni di prepotenza e di potere al maschile, di disconoscimento del lavoro femminile, si nasconda ben altro: «Bisognerebbe sempre muoversi per fare rete, procedere assieme, nonostante le difficoltà personali, rispettare e riconoscere lo spazio dell’altro come prezioso, e soprattutto necessario. C’è una memoria che è già stratificata nel tempo e noi ricordiamo. Se poi penso a come e quanto solitamente una donna contribuisca al successo di un’impresa…»

Partendo tra qualche ora per il Kosovo alla ricerca di un teatro di pace, mi ritrovo a essere dentro un conflitto. E come nel film di Kaurismaki «Amleto si mette in affari», tutti lottano per avere la maggioranza delle azioni. Di una società che vende paperette di gomma.

 

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