Le mille e una identità di Baliani

di Alessandra Goggio
di Alessandra Goggio

Alzi la mano chi nella vita non si è mai posto la fatidica domanda: chi sono io? La alzino pure coloro che, più altruisti, si sono chiesti: chi sono gli altri?

Marco Baliani in uno scatto di Mario Sposito, Spazio Fonderie Teatrali di Moncalieri.
Marco Baliani in uno scatto di Mario Sposito, Spazio Fonderie Teatrali di Moncalieri.

Questi gli interrogativi cui Marco Baliani prova a dare risposta all’interno di Identità, il suo ultimo spettacolo dal titolo tanto inequivocabile, quanto sfuggente. Prendendo spunto da uno degli incubi più ricorrenti per ognuno di noi – ossia lo smarrimento della propria carta d’identità – l’attore e drammaturgo, riflette, recitando, dialogando, raccontando come solo lui sa fare, sul concetto di identità. Ad aiutarlo nelle sue frammentarie esplorazioni dell’animo umano, Baliani chiama a sé il romanziere Amin Maalouf, il viaggiatore Ryszard Kapuscinski, il saggista Tzvetan Todorov e la filosofa Adriana Cavarero, ma anche l’ambulante africano, la badante ucraina e l’elemosinante di chissà quale nazionalità: la scomposizione in differenti voci, pensieri, linguaggi che avviene sul palco si fa portavoce di quella polifonia che sottende il concetto stesso di identità.

Ryszard Kapuscinski (con il libro L'io e l'altro), TzvetanTodorov (il saggio La conquista dell'America), Amin Maalouf (L'identità),e la raccolta di pensieri Tu che mi guardi, tu che mi racconti di Adriana Cavarero hanno ispirato Marco Baliani nella scrittura di Identità.
Ryszard Kapuscinski (con il libro L’io e l’altro), TzvetanTodorov (il saggio La conquista dell’America), Amin Maalouf (L’identità),e la raccolta di pensieri Tu che mi guardi, tu che mi racconti di Adriana Cavarero hanno ispirato Marco Baliani nella scrittura di Identità.

Permane dunque sempre la domanda fatidica: cos’è l’identità? È forse il luogo in cui viviamo? La lingua che parliamo? Il colore della nostra pelle o dei nostri capelli? Le cose o i cibi che ci piacciono? O la somma di tutte queste cose? O addirittura nessuna di esse? Forse, l’identità è un po’ come l’aria: c’è, ma non si vede, eppure serve. Serve a definirci, a farci essere unici e allo stesso tempo diversi, a farci entrare in relazione con gli altri, a farci sentire “noi”. L’identità è un qualcosa che si vive, proprio come il teatro.

IDENTITÀ
di e con Marco Baliani e Maria Maglietta
produzione Casa degli Alfieri
5|16 marzo @Teatro Franco Parenti
Info e prenotazioni: http://www.teatrofrancoparenti.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: