Sik-Sik goes to Oscars

Previsioni e scommesse in attesa della magica notte del 2 marzo

di Michele Chighizola e Giuseppe Paternò di Raddusa
di Michele Chighizola e Giuseppe Paternò di Raddusa

OSCAR

Non vogliamo copiare i siti americani, per carità: è che quest’anno vogliamo essere i primi, in Italia, a pronosticare i risultati degli Oscar in questo modo.  E in trepidante attesa della notte del 2 marzo – quando la comica Ellen DeGeneres condurrà la cerimonia dedicata al premio cinematografico per antonomasia – abbiamo deciso di fare anche noi le nostre previsioni. Cassandre inascoltate o validi scommettitori?

Un momento di 12 years a slave
Un momento di 12 years a slave

MIGLIOR FILM. Nonostante gli sforzi di riviste come Entertainment Weekly e The Hollywood Reporter, orientati a creare un’ipotetica tenzone a due tra 12 Anni Schiavo e Gravity, il film di Steve McQueen non dovrebbe avere rivali nella conquista della statuetta più prestigiosa: trionfatore ovunque sino ad ora, dai BAFTA (l’equivalente britannico dell’Oscar) ai Golden Globes passando per il Critics Choice Award, 12 Anni Schiavo ha lasciato le briciole alle frivole truffe di American Hustle e alle giostre spaziali di Gravity. Nel lotto degli sfidanti sono infatti il film di David O. Russell e quello di Cuaròn gli unici a godere, negli Stati Uniti, di un consenso unanime tale da poter anche solo accarezzare l’idea di fare il colpaccio e sottrarre il premio all’osannata pellicola di McQueen.

Chi vincerà? 12 Anni Schiavo. Meriti artistici a parte, ci pare difficile immaginare che la giuria dell’Academy si lasci scappare la possibilità di premiare un film sul peccato originale della loro storia (la schiavitù), soprattutto quando il regista è un apprezzato artista di colore.

Her di Spike Jonze
Her di Spike Jonze

Chi dovrebbe vincere? Vedi sopra. Tuttavia sia Her di Spike Jonze – malinconica elegia di un rapporto d’amore impossibile tra un introverso scrittore e un sistema operativo – che  il dissacrante e politicamente scorretto The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese meritano almeno una menzione d’onore. Non vinceranno, ma sono entrambi grandiosi.

Gravity
Gravity, tra i candidati al miglior film e probabile vincitore nella categoria Miglior regia

 

MIGLIOR REGIA: se nella competizione per il miglior film la sfida tra 12 Anni Schiavo Gravity è poco più che fumo giornalistico, per la regia, invece, la sfida tra il rigore pittorico di McQueen e gli acrobatici piani-sequenza di Alfonso Cuaròn è reale e tangibile. Il regista messicano ha già sfilato questo premio al collega inglese in occasione dei Golden Globes, dei BAFTA e dei premi del Sindacato Registi.  Martin Scorsese (The Wolf of Wall Street), David O. Russell  (American Hustle) e Alexander Payne (Nebraska) – gli altri candidati in questa categoria – non sembrano potersi inserire nella lotta a due.

Chi vincerà? Alfonso Cuaròn. Il suo Gravity è un’esperienza visiva e fisicache porta il cinema nei Luna Park (o i Luna Park nel cinema, a seconda dei punti di vista). Piaccia o meno, il film con Bullock e Clooney astronauti persi nello spazio è un ottovolante cinematografico dal fascino spettacolare, di fronte al quale la giuria dell’Academy potrebbe inchinarsi.

Chi dovrebbe vincere? Il solito McQueen. Anche se Gravity contiene quei due o tre momenti di altissimo cinema che non ci farebbero disprezzare una possibile vittoria.

Matthew McConaughey, irriconoscibile protagonista di Dallas Buyers Club
Matthew McConaughey, protagonista di Dallas Buyers Club

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: la sfida è a 3 e, forse, la più interessante. L’incredibile virtuosismo dell’attore del momento, Matthew McConaughey – bifolco malato di Aids che scopre di avere un’anima in Dallas Buyers Club – se la deve vedere con la sofferta e tragica interpretazione di Chiwetel Ejiofor per 12 Anni Schiavo e con la funambolica prestazione dell’eterno candidato Leonardo Di Caprio per The Wolf of Wall Street. Tutti e tre, sino ad ora, hanno portato a casa un premio importante: McConaughey il Golden Globe per la migliore interpretazione in un film drammatico, Ejiofor il BAFTA come miglior attore, Di Caprio il Golden Globe per la migliore interpretazione in una commedia. La sfida è aperta.

Chi vincerà? Matthew McConaughey, al fotofinish. Perché oltre a essere incredibile nella pellicola che lo vede in lizza per il premio appare anche, ironia della sorte, in The Wolf of Wall Street: fa una comparsata di 5 minuti in cui però, letteralmente, si mangia Leonardo Di Caprio. Vittoria per KO.

Chi dovrebbe vincere? Odore di sconfitta per Di Caprio ed Eijofor, ma è innegabile che con McConaughey Hollywood ha trovato davvero un tesoro: istrionico, camaleontico e magnetico. Anche se dispiace vedere un gigante come Bruce Dern – candidato per il piacevole Nebraska di Alexander Payne – ancora senza giusta celebrazione da parte dell’Academy: quante altre volte potrà  ancora recitare da protagonista in un ruolo così importante?

La meravigliosa Cate Blanchett di Blue Jasmine
La meravigliosa Cate Blanchett di Blue Jasmine

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA. Quella per la miglior attrice protagonista sembra la sfida più chiusa e meno entusiasmante: premi, giornali, storia e buon senso, infatti, indicano come vincitrice unica e insindacabile Cate Blanchett, perfetta nei panni di una donna vuota e superficiale che vede il mondo crollarle addosso in Blue Jasmine del ritrovato Woody Allen. Il mimetismo della Blanchett non dovrebbe trovare ostacoli né nella buffa e iconica Amy Adams di American Hustle, né nell’ennesima e straripante interpretazione di Meryl Streep per I Segreti di Osage County, né nella toccante prova di Judi Dench per Philomena.

Chi vincerà? Cate Blanchett: L’attrice australiana, oltre a godere di tutti i favori dei pronostici, si riconferma l’interprete più talentuosa della sua generazione. Quando Meryl Streep si stuferà di recitare, rimarrà solo lei.

Chi dovrebbe vincere? Amy Adams, bizzarra e focosa vamp degli anni ’70 in American Hustle, ha dato vita a quello che forse è il personaggio femminile più originale dell’anno. Per questo – e per la sua innata simpatia – meriterebbe una statuetta. Ma la notte degli Oscar è di solito vittima della sindrome Glenn Close: 5 candidature e mai nessuna vittoria.

Jared Leto, memorabile in Dallas Buyers Club
Jared Leto, memorabile in Dallas Buyers Club

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA. Jared Leto, travestito allegro e sieropositivo in Dallas Buyers Club, è l’altra grande vittoria già assicurata da mesi. Incetta di premi per l’attore, che è anche il leader della band 30 seconds to Mars: ha vinto il Golden Globe, il SAG (premio del Sindacato Attori, solitamente molto indicativo di quale sarà il vincitore agli Oscar), il Critics Choice Award e numerosi altri riconoscimenti per la sua bella performance. A bocca asciutta gli altri candidati: Michael Fassbender (12 anni schiavo), Bradley Cooper (American Hustle) e Jonah Hill (The Wolf of Wall Street) sono stati praticamente dimenticati. Eccezion fatta per Barkhad Abdi (Captain Phillips), che nella stessa categoria si è invece aggiudicato il BAFTA.

Chi vincerà? Jared Leto. Praticamente inarrestabile. Anche se l’inaspettata vittoria di Abdi ai BAFTA dovrebbe fargli dormire sonni lievemente meno tranquilli…

Chi dovrebbe vincere? Indovinate un po’? Forse stiamo diventando straordinariamente prevedibili.

Non vincerà, ma a noi è piaciuta molto: Julia Roberts torna agli antichi fasti grazie a August:Osage County
Non vincerà, ma a noi è piaciuta molto: Julia Roberts torna agli antichi fasti grazie a August:Osage County

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA. A oggi, la categoria in cui i giochi sono ancora incredibilmente aperti. Le due front-runners, Jennifer Lawrence (moglie insopportabile ma dal cuore d’oro in American Hustle, e “oscarizzata” lo scorso anno grazie a Il lato positivo) e Lupita N’yongo (intensissima schiava in 12 anni schiavo) si sono praticamente divise i più importanti premi precursori all’Oscar: la bionda star si è aggiudicata il Golden Globe e il BAFTA, la N’yongo il premio ai SAG e il Critics Choice Award.

Chi vincerà? È difficile da immaginare. L’Academy forse non vorrà premiare la Lawrence a distanza di un solo anno. La N’yongo, invece, si prodiga a fare pubbliche relazioni in lungo e in largo, e questo – oltre al fatto di essere un’esordiente assoluta – potrebbe aiutarla. Puntiamo sulla sua dolente performance, ma con riserve.

Chi dovrebbe vincere? Nessuna delle due. Sia June Squibb (per Nebraska) che Sally Hawkins (in Blue Jasmine di Woody Allen) offrono prove di gran lunga più coinvolgenti. Anche se, a dirla tutta, l’Oscar lo meriterebbe Julia Roberts: in August:Osage County rivela una forza e una presenza scenica che non mostrava da più di un decennio. E la sua Barbara, tigre aggressiva e frustrata, ruba la scena perfino a Meryl Streep.

MIGLIOR FILM STRANIERO. È vero, l’Italia non vince un Oscar al miglior film straniero da molto tempo: La vita è bella di Benigni, nel ’99, è l’ultimo titolo ad aver vinto la statuetta in questa categoria. Grazie alle terrazze e ai parties dell’opera di Sorrentino, tuttavia, pare che il medioevo sia terminato: La Grande Bellezza si è aggiudicato il Golden Globe e il BAFTA, avvicinandosi sempre di più all’ambito riconoscimento dorato.

Chi vincerà? La Grande Bellezza. Gli americani sono letteralmente impazziti, e la pellicola ha ottenuto il plauso di testate come il New York Times. Anche al botteghino ha funzionato bene: oltre due milioni di dollari guadagnati, cifra notevole per un’opera non anglofona. Il candidato danese The Hunt, però, è alle calcagna: è stato molto apprezzato e il protagonista, Mads Mikkelsen, è una star internazionale – a differenza di Toni Servillo.

Chi dovrebbe vincere? Vi stupiremo, ma che Sorrentino sia apprezzato all’estero e che l’Italia debba vincere solo perché non insignita del premio da troppo tempo… ci importa assai poco. Senza nulla togliere a La Grande Bellezza, il vero gioiello in cinquina è The Broken Circle Breakdown, pellicola candidata dal Belgio e diretta da Felix Van Groeningen: l’intimità di una giovane coppia diventa veicolo di passioni e dolori, e verrà seriamente compromessa dalla malattia della figlia. Da recuperare, vittoria o meno del nostro pompatissimo connazionale.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO. La sfida tra i cinque cortometraggi candidati all’Oscar – proiettati con successo al Teatro Franco Parenti il 22 febbraio scorso – vede quattro titoli di indiscutibile valore cinematografico e uno, lo spagnolo Aquel no era yo («That Wasn’t Me») abbastanza inguardabile. La statuetta se la contenderanno lo spielberghiano Helium, fiaba danese con protagonista un bambino malato e i suoi sogni, l’inglese The Voorman Problem , brillante scheggia che ha per protagonista Dio in persona, il dardenniano Avant que de tout perdre, solido e magnetico racconto della fuga di una moglie dal marito violento, e, infine, Pitääkö mun kaikki hoitaa?, adorabile divertissement finlandese che racconta le disavventure di una buffissima famiglia.

Chi vincerà? Con ogni probabilità il corto danese Helium, mieloso e ricattatorio quanto basta per corrompere l’intera giuria dell’Academy, in nome della zuccherosa e conciliante visione del cinema à la Steven Spielberg.

Chi dovrebbe vincere? Avant que de tout perdre: tra i fratelli Dardenne e Kechiche (ma senza le indulgenze dei primi e l’emorragia di dialoghi del secondo), il corto francese è un “bignami” di cinema perfetto, da cui qualsiasi aspirante cineasta dovrebbe trarre ispirazione: realismo mai banale che buca lo schermo, ritmo che appassiona e stritola lo spettatore, scrittura che coinvolge ogni singolo movimento, tic o caratteristica dei protagonisti. Piccolo grande cinema. Da Oscar, magari.

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