Sciolto, l’enigma?

Il caso Moro sul palco del Teatro Franco Parenti.

di Maria Teresa Santaguida
di Maria Teresa Santaguida

Liberamente ispirato alla celebre opera L’affaire Moro di Leonardo Sciascia, lo spettacolo di Roberto Trifirò in scena al Teatro Franco Parenti fino al 2 di Marzo, racconta gli ultimi giorni e gli ultimi pensieri del Presidente, giustiziato dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia.

MORO 1

Il covo di via Montalcini è il proscenio, una stanza piccola, trapezoidale, uno spazio volutamente ristretto sul palco del teatro, e una botola sulla destra, elemento di comunicazione del prigioniero con l’esterno, il passaggio da cui entra ed esce il Carceriere (Alessandro Tedeschi).

La botola rimane aperta, sempre…a dire che nei giorni di prigionia il dialogo del Carcerato con il mondo e con il suo Partito non furono affatto interrotti. E se questo non bastasse, parte dei pensieri interpretati dallo stesso Trifirò, protagonista, sono quelle lettere che Moro, sempre personalmente e politicamente, destinò a tutti gli attori politici italiani, dagli esponenti del suo partito fino all’allora Papa Paolo VI.

MORO 2

Fu la “linea della fermezza”, la linea di Andreotti e del pallido Zaccagnini (allora segretario della DC) a mettere una barriera, a chiudere quella botola, ad impedire le trattative, che pure qualcuno aveva suggerito?

Fu giusto così?

L’enigma Moro, tra i più grandi della storia italiana, non è sciolto. Non lo è nemmeno in questo spettacolo dall’impostazione rigida, finanche schematica. Una rappresentazione bloccata tra la difficoltà di essere racconto documentario e documentato (le lettere e gli articoli di giornale sono oggetti molto presenti fisicamente e auditivamente) e la capacità di rappresentare un pezzo di vita di un uomo e di una Repubblica.

MORO 3

La messa in scena rappresenta uno sforzo positivo nello spiegare un evento attraverso un percorso tragico verso l’epilogo in via Caetani. Una tragicità che è interiore, ma viene resa dal regista come qualcosa di volutamente collettivo: ampie le parti dialogate tra il Prigioniero e il Carceriere. I silenzi iniziali lasciano presto spazio a lunghi tratti di parola di un protagonista, che, pur essendo solo sulla scena, non è, e mai si sente, veramente solo.

L’Italia è fuori e dentro lo spazio bianco del palcoscenico, della gattabuia, e lo spettatore ne avverte chiaramente presenza.

MORO SCIASCIA

Sull’equilibrio tra narrare e rappresentare un tratto di Storia collettiva ancora incompiuto, nebuloso e dolorante rimane in bilico l’intenzione, a sua volta incompiuta, del regista. La stessa difficoltà che invece il grande Sciascia, che fece parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’ affaire, riuscì a risolvere in un testo come L’affaire, che, come disse lo stesso scrittore: «potrebbe anche esser letto come “opera letteraria”» ma era e fu vissuto prima di tutto come opera di verità.

L’AFFAIRE MORO
liberamente ispirato a L’Affaire Moro di Leonardo Sciascia
scritto, diretto e interpretato da Roberto Trifirò
e con Alessandro Tedeschi
 
19 febbraio | 2 marzo @Teatro Franco Parenti
 
Info e prenotazioni: http://www.teatrofrancoparenti.it

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