Pre-Amleto, annuncio di tragedia. Forse

di Beatrice Moia, (1993), corso di Laurea in Filosofia, Università degli Studi di Milano

C’è una follia più lucida della ragione. C’è una finzione più credibile della realtà. C’è un amore più tenace dell’odio. Ma, nel “Pre-Amleto” di Michele Santeramo, con la regia di Veronica Cruciani, interpretato da Michele Sinisi, Emmanuele Aita e Sandra Zoccolan, andato in scena ieri sera, 17 maggio, al Franco Parenti nell’ambito del festival Tfaddal,  tutto si complica in un intreccio di significati espliciti e occulti, sullo sfondo di un dramma che rimanda al senso stesso della vita.

La follia di re Amleto, il rifiuto della regina Gertrude di continuare ad  amare un uomo sfigurato nell’anima dalla  sofferenza psichica, e la volontà del giovane Amleto tesa a ingessare una realtà pur profondamente diversa rispetto al ricordo del cuore, compongono una triade dai contorni sfumati, solo apparentemente in contrapposizione.

La regina punta a sovvertire i ruoli, a lacerare il filo tenue eppure saldissimo che la tiene ancora legata a un uomo che non vorrebbe più riconoscere come il compagno di una vita. Ma è la prima a rendersi conto che il suo proposito è contrastato da un’altra tenace volontà, quella che le permette di riconoscere l’errore e di ammettere la sua colpa. Allo stesso modo il figlio, in un gioco di contrasti paradossali in cui gli estremi finiscono per incontrarsi, si batte per preservare l’esistente, disposto a trasformare la finzione sua e della madre in prassi ordinaria. Tra i due la figura più sbiadita, per esigenze di copione e forse per una recitazione un po’ claudicante, è quella del re, che così finisce per incidere poco nella dinamica del terzetto.

Eppure esemplare, nella sua icasticità, la conclusione in cui ciascuno, torna a rivestire il proprio ruolo nell’attesa del compimento della tragedia che forse però, alla luce dei dubbi affiorati nella trama narrativa, potrebbe anche non giungere mai a compimento.

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