Una gara per principe più bello

di Matilde Guido (1992), laureanda in Management per arte cultura e comunicazione presso l’Università Bocconi.

 

Si trasforma in un’audizione lo studio di Amleto del Collettivo Cinetico, con un peculiare modo di rapportarsi con il testo per eccellenza, scegliendo di mostrare cosa c’è dietro: la preparazione della messa in scena di un’opera.

 

Quando gli spettatori entrano nella sala otto persone sono già sul palco e la voce di Francesca Pennini (drammaturga della compagnia) introduce lo studio, spiegando che le cinque persone, con una busta di carta in testa, sono i candidati al ruolo di Amleto: il pubblico dovrà scegliere il migliore, votando attraverso gli applausi, misurati da un applausometro.

 

Inizia così, tra lo sgomento e le risate del pubblico, la gara per impersonare il protagonista della tragedia delle tragedie, tappa per cui ogni compagnia teatrale deve necessariamente passare nel corso della sua crescita professionale.

La tragedia si trasforma in un cabaret, che tiene alta l’attenzione del pubblico e che sembra frutto di un copione, scritto per lo spettacolo, ma che in realtà è del tutto involontario: i cinque candidati sono stati selezionati fra persone che hanno risposto a un invito facebook della compagnia, la messa in scena, che messa in scena non è, è la realtà, che lascia con l’amaro in bocca proprio per la consapevolezza che sia tale.

I candidati, marionette in mano ai tre assistenti vestiti di nero, sembrano essere in gara per chi si mette più in ridicolo, attraverso un’azione propiziatoria che ognuno ha scelto come rappresentativa di sé e delle improbabili recitazioni a piacere, assolutamente fuori luogo per le selezioni di uno spettacolo del calibro di Amleto.

Finalmente, attraverso i voti del pubblico, si svela il vincitore, che ha interpretato una parte del testo di Shakespeare, come se fosse “una ragazza pon-pon”, non poteva che essere il preferito.

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