“Preludio di una tragedia familiare”

di Luca Cecchelli (1980) Laureato in Lettere Moderne, presso Università degli studi di Milano

Quando si apre il sipario una luce illumina un anziano re farneticante, seduto ad un tavolo e perso in se stesso in una dimensione atemporale. Successivamente altre due luci fioche illuminano un ragazzo ed una donna seduti di spalle ai lati del palco. Dal titolo dello spettacolo sembrerebbe di essere di fronte al re di Danimarca, Amleto e Gertrude – liuti e canti corali che echeggiano un vago tempo passato aiutano in tale allusione – ma quando il ragazzo finalmente esce dalla penombra per dialogare con quello che si scopre essere il padre si capisce anzitutto che non si tratta di un re ma di un uomo malato di Alzheimer, al quale il figlio ha persino regalato una corona per assecondare il suo stato mentale, e che un po’ per vergogna, un po’ per protezione, tiene lontano da amici, parenti e dalla stessa moglie, persino nel giorno del suo compleanno. A poco a poco i protagonisti, shakespeariani forse più nell’essenza che nel ruolo, rivelano la vera tragedia, un ossessivo dramma familiare, quanto mai quotidiano e reale, caratterizzato non da una crisi esistenziale, ma da una vera e propria malattia che logora morbosamente soprattutto coloro che vivono insieme al malato. Lo scontro tragico è avvertito soprattutto tra la moglie, che non si sente in obbligo di voler bene ad un uomo che non riconosce più, e il figlio che al contrario difende il padre proprio in virtù della memoria di ciò che è stato. Il figlio continua ad imporsi nella volontà di inscenare la farsa del vecchio re riverito per addolcire la malattia del padre – si avvertono echi del pirallendiano Enrico IV. “Non serve a niente fare finta, non guarisce nessuno così” dice la moglie nel finale, costretta dal figlio a indossare i panni di regina; ma il re ribatte: “far finta aiuta a capire meglio la verità…provate”. Calano infine le luci sulla famiglia reale, preludio alla vera tragedia, un dramma paludato nella sua stessa azione.

2 Comments

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  1. cantoni mariella 25 maggio 2013 — 15:09

    trovo che la recensione evidenzi molto bene anche come sia attuale il doloroso tema della malattia di un proprio caro che spesso i familiari devono affrontare in solitudine.

  2. Recensione molto efficace e chiara nel sottolineare un parallelismo fra i contrasti e la convivenza con la malattia in una famiglia qualsiasi di oggi e il dramma shakespeariano cui s’ispira per alleviare la pena di chi è costretto a subire il dolore e l’umiliazione dell’infermità. Maurizio

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