Essere principi al giorno d’oggi

di Mariafrancesca Moro, studente di Lettere Moderne all’Università Cattolica di Milano

Sorprendente paradosso: è un’anacronistica fiaba di principi e principesse a stare alla base della più contemporanea tra le opere del festival Tfddal.

Gli spettatori si ritrovano compressi in un’assordante, abbagliante discoteca, circondati da personaggi in preda all’ebbrezza, reduci malconci da una lunga notte di eccessi. La festa è ormai al termine, la realtà richiama tutti al dovere: il re dovrà tornare a fare il re, Leonce e Lena non potranno più sottrarsi alle incombenti responsabilità che li attendono, persino l’imperituro fannullone Valerio sarà costretto ad abbandonare il suo pigro bighellonare. Già sorge il giorno, la notte con il suo velo di apatia si dilegua, la severa quotidianità bussa alla porta, ma nessuno sembra aver voglia di aprirle. La noia incombe sovrana, una pesante noia d’esistere che paralizza ogni pensiero, distrugge qualsiasi volontà. Eppure è proprio dalla noia che nasce l’azione: è per sfuggire alla noia opprimente del dover diventare adulto che Leonce decide di agire, di cercare una propria alternativa alla vita impostagli dal padre; per sottrarsi alla noia di vincoli impartiti e non scelti che Lena fugge, diventando per la prima volta vera padrona del suo destino. Pessimismo incurabile? Niente affatto, come in ogni fiaba che si rispetti è il vissero felici e contenti infine ad avere la meglio. E l’epilogo vede il romanticismo trionfare, romantico di un amore concreto, goffo e a tratti folle. Un amore che sembra volerci insegnare che quando la si divide con un compagno di viaggio la strada da percorrere non appare più così lunga e tortuosa come ci era parsa scrutandola in solitudine.

Conflitti generazionali, paura del futuro, voglia di leggerezza, melanconia: i mali di un’epoca incorniciati dalla mai sorpassata drammaturgia buncheriana ed impreziositi da filosofeggianti richiami shakespeariani, il tutto colorito e ringiovanito dall’irresistibile autoironia dei Monstera di Nicola Russo. In conclusione, un’opera da non perdere.

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