Ambra Senatore si racconta: la sfida di Amleto, uno spettacolo sulle percezioni

di Alice Maggioni (1988), laureanda in Filologia moderna presso l’Università Cattolica di Milano

Intervista a Ambra Senatore, per A lato di Amleto

 

Come rientra l’Amleto nella sua poetica e nel suo modo di vivere il teatro?

In realtà non rientra. Quando arrivò la proposta di questo festival dal Franco Parenti avevo qualche perplessità perché di solito non lavoro partendo da un testo, sono più interessata al “come” che al “che cosa”. In più non stiamo parlando di un testo qualunque ma di Amleto, colonna della drammaturgia occidentale. Ho deciso che avrei partecipato se avessi trovato una chiave di lettura. Allora ho iniziato a lavorare sulla percezione che la gente ha dell’Amleto: un lavoro di ricerca per descrivere la tragedia con un movimento, un oggetto una parola. Sono entrata in relazione con molte persone, circa 150, per catturare delle immagini su questo testo.

Come si arriva da una tragedia basata sulla parola al movimento puro?

Ho chiesto alle persone di pensare a cos’è l’Amleto, alla prima cosa che veniva loro in mente; un’immagine, un oggetto, una sensazione soprattutto, e di tradurlo in un movimento. La maggior parte di loro hanno pensato al dubbio, alla tragedia, alla morte, al teschio, ovviamente. Ma devo dire che sono anche emersi aspetti assolutamente originali e assurdi.

E come è stato l’approccio con queste persone?

Beh escludendo quelle che conoscevo, con cui è stato ovviamente semplice, la maggior parte l’ho incontrata in diversi contesti. Alcuni al termine dei miei spettacoli, in un momento quindi in cui eravamo già in relazione. Altri in ambienti totalmente differenti: al mercato o nei momenti di attesa in aeroporto. Sono stati momenti di interazione e di scambio; a volte nasceva anche una chiacchierata. Questa fase preliminare di relazione mi ha portato a diventare esecutrice delle percezioni che ho raccolto.

Lei lavora soprattutto in Francia. C’è una diversa considerazione del teatro rispetto all’Italia?

Direi proprio di si. C’è una vera e propria cultura teatrale radicata nello stato. E si fanno numerosi progetti di mediazione per coinvolgere il pubblico e abituarlo alle espressioni artistiche. Spesso il rischio che corriamo è quello di creare spettacoli più per noi stessi che per il pubblico che invece è il perno centrale, il fine ultimo.

Un’ultima domanda: c’è qualcosa che il pubblico dovrebbe prima di assistere a A lato di Amleto?

Si. Innanzitutto che è uno studio, non un lavoro compiuto. Non è una rielaborazione ma un riassemblaggio. Divento un tramite e guardo la tragedia con gli occhi del pubblico per esprimere ciò che evoca al primo impatto.

A LATO DI AMLETO (studio)
in scena
martedì 14 e mercoledì 15 maggio

di e con Ambra Senatore
in collaborazione con varie persone incrociate sulla via
produzione Aldes

http://www.teatrofrancoparenti.it/?p=informazioni-spettacolo&i=704

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