L’ignoto spazio profondo dell’ “io”

di Maria Lucia Tangorra, laureanda in Lettere moderne presso Università Cattolica del S. Cuore di Milano

Qual è il senso di un festival oggi? Ce lo si chiede ultimamente sia in ambito cinematografico che in quello teatrale e il Teatro Franco Parenti prova a dare una risposta scegliendo di festeggiare i 40 anni della sua storia (inaugurata con l’Ambleto di Testori) aprendo le porte a chi non era ancora  nato. Con questo spirito di passaggio tra le generazioni e di scoperta si è inaugurato ieri Tfaddal – 13 variazioni su Amleto dalla scena under 40 in cui ha fatto capolino lo spettacolo di teatrodanza Alice sotto terra (Studio per A.) di Zerogrammi. Facendosi contaminare dai progetti su cui la compagnia torinese sta lavorando (Alice nel paese delle meraviglie e Walkenheimat), l’ideatore e coreografo dello spettacolo, Stefano Mazzotta, ha dato vita a un’originale variazione dell’Amleto focalizzando la propria attenzione sul principe di Danimarca in procinto di partecipare ai funerali del padre. Nei primi minuti Mazzotta mette in scena, in una cornice minimalista, lo smarrimento dell’identità attraverso gesti semplici in cui A. cambia con frenesia vari tipi di camicie fino a giungere all’abbigliamento “da funerale” e in linea con il suo essere principe. In una performace che gioca su linee coreografiche e sottili citazioni non possiamo non cogliere il rimando diretto al testo shakespeariano del sassolino nella scarpa o vivere simbolicamente il gesto della cravatta sempre più stretta al collo. Un passo e A. si perde nel suo “io”, lo indaga ed è forse questo tormento interiore a caratterizzare la “recitazione” danzante della seconda parte di Alice sotto terra. L’«essere o non essere» si sposa con la leggerezza di calviniana memoria, spirito e motto di Zerogrammi. Paradosalmente però, nonostante gli intenti nobili e propulsivi di rendere la danza contemporanea accessibile a una larga fascia di pubblico, pur assistendo a una fluidità di movimento che va riconosciuta, la leggerezza non riesce a veicolare l’intera stratificazione di significati e significanti che restano cristallizzati nella mente dell’ideatore.

Una suggestione ci resta: è Amleto? È Alice? Potrebbe essere chiunque in cerca della propria identità.

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