La favola della buonanotte di Francesco Colella e Francesco Lagi

di Matilde Guido (1992), laureanda in Management per arte cultura e comunicazione presso l’Università Bocconi.

La compagnia: Francesco Colella (attore) e Francesco Lagi (regista)

 

L’Amleto era una sfida che vi eravate già prospettati o non ci avevate mai pensato?

Lagi: no, ci abbiamo lavorato cercando di capire che cos’era per noi Amleto. Ci siamo fatti delle domande semplici, per capire se ci piaceva questo testo, perché spesso si dà per scontato che un testo importante sia bello. Amleto è inafferrabile nella sua interezza. Per un regista è una sfida, perché ci trovi sempre dentro qualcosa che ti riguarda in modo vivo.

Avete detto “Amleto diventa una possibile favola della buonanotte”, perché? Cosa insegna a un bambino?

Lagi: Amleto è diventato una favola perché l’idea che in scena ci fosse un bambino che poneva delle domande ci è sembrato l’ovvio passo successivo del nostro approccio all’opera: di  qui è nata l’idea di farne una favola raccontata ad un figlio. Le favole non insegnano niente, ma l’Amleto pone degli interrogativi che riguardano la crescita di ogni persona e quindi anche del nostro bambino.

Secondo voi cosa deve essere in grado di dire il teatro oggi?

Colella: se fatto bene prima di tutto, deve parlare di noi. Quando vai a teatro e dici “questo spettacolo è straordinario” è una sconfitta: ammirare il lavoro di un attore è come essere di fronte a una fiera dove si mostra la vacca più bella. Devi uscire da uno spettacolo e riflettere sulla tua vita, nel bene e nel male, attraverso la storia che l’attore ha trasmesso.

Avete già lavorato sul rapporto padre-figlio in “Zigulì”, in cui si racconta il conflitto di un padre tra l’amore incondizionato per il figlio e la difficoltà di gestire la sua disabilità. Anche qui scegliete di mettere l’accento sul rapporto padre-figlio, perché?

Lagi: ci sembra interessante raccontare padri che funzionano bene, ovviamente con i loro limiti, che, invece, sono spesso visti come la parte distratta delle madri.

Colella: riguarda soprattutto me che sono padre, e indago la natura della paternità. Lagi non ha avuto figli ma sa ascoltare i bambini, ha uno sguardo pulito, come loro, e questo sguardo può produrre delle cose belle, il che non vuol dire innocenti, è piuttosto il saper guardare il mondo in modo non torbido.

Sembrate, all’apparenza, personalità opposte. Cosa vi ha spinto a lavorare insieme?
Lagi:
Forse ognuno dei due riconosceva nell’altro qualcosa che lui non aveva. È proprio l’incompletezza che spinge a lavorare con qualcuno.

Colella: lo sguardo di Lagi mi aiuta tantissimo, ha una maniera di dirigere discreta ma incisiva, mi fa credere di essere libero, quindi io sprigiono la mia creatività in scena, ma lui analizza per arrivare a un risultato.

Un’ultima curiosità, perché vi chiamate “Teatrodilina”?

Lagi: Lina è il mio cane. Lei è la figura più importante di tutte.

 

L’AMLETO DELLA BUONANOTTE
in scena
sabato 11 maggio ore 20 e 22 | domenica 12 maggio ore 20 e 22, Sala Treno Blu (prenotazione obbligatoria)

di Francesco Colella e Francesco Lagi
regia Francesco Lagi
con Francesco Colella e Alessandro Sbarsi
suono Giuseppe D’ Amato
produzione Teatrodilina

http://www.teatrofrancoparenti.it/?p=informazioni-spettacolo&i=701

 

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